IL VALORE DEL SINTOMO

Dobbiamo guardare al significato. Il sintomo non è che il latore del messaggio che dall’intimo degli intimi sta eruttando l’Angst! Profondi rovelli circa la finitudine, la morte di Dio, l’isolamento, lo scopo, la libertà – profondi rovelli messi sottochiave da una vita -  ora spezzano i vincoli, battendo a porte e finestre della mente. Pretendono di essere ascoltati. E non soltanto ascoltati, quanto VISSUTI!” Irvin D. Yalom


Articolo della Dott.ssa Annalisa Barbier

 

Ogni sintomo è connotato di un fascino straordinario, cela dentro di sé un formidabile significato nascosto. E' il richiamo del mistero e dell'incanto del quale ogni psicologia ha bisogno.

 

La sua comparsa è salvifica: come un elfo dispettoso, il sintomo viene a ricordarci che abbiamo perso il senso della direzione, il contatto con il nostro daimon; viene a dirci che stiamo negando all’incanto dell’universo di regolare nuovamente il passo della nostra crescita interiore, che stiamo perdendo il legame profondo che ci unisce ai grandi misteri dell’universo e della vita.

 

Ecco perché la prima cosa da fare è ACCOGLIERLO, salutandolo come un messaggero, e cercare poi di decifrarne il messaggio mistico, privato, personale che esso ci porta. Questo messaggio è strano, oscuro, carico di potenti valenze numinose. Come un sogno, una favola, una leggenda, esso si avvale del linguaggio analogico dei simboli, dell’ambiguità dell’ironia, dei giri di parole e dello scambio di senso  mostrandoci, a volte imponendole con violenza come accade nelle ossessioni, visioni trasversali, amplificazioni eidetiche e futuri inquietanti.

 

Il sintomo è qui per risvegliarci: e lo fa attraverso lo spavento, il dispetto, lo stupore dello sgradito e dell’ignoto che, dalla profondità dell’essere in cui tutto è e torna ad essere, sale prepotentemente alla consapevolezza con il suo carico di significati immanenti, di oscurità, incontrollabilità e scherno. Il sintomo ha infatti un profondo senso dell’ironia che, se colto, è in grado di aiutarci nel comprenderne il significato e la ragione che lo porta alla ribalta della consapevolezza.

 

Il valore simbolico del sintomo è un elemento sul quale occorre indagare a fondo e con tenacia, anche quando sembra sfuggirci il seppur minimo appiglio al senso di realtà e alla vita conscia, poiché esso ci porta proprio nella profondità segreta dell’essere: dove’ si raccolgono i ricordi, le immagini, le emozioni e le idee sotto forma di metafore e sensazioni andando a formare il sostrato misterico del nostro essere.

 

Privi – in quanto posti al di là di essa - di espressione verbale e narrativa, questi elementi restano indiscussi dittatori della psiche: il loro messaggio emerge prepotentemente al momento giusto,  attraverso le immagini dei sogni, le metafore del pensiero, l’espressione artistica e va a costruire la mitologia personale (ogni individuo, consapevolmente o meno, ne sviluppa una) di ognuno di noi.

 

Il momento giusto è quello in cui il sintomo si pone come tentativo di realizzazione del Sé in un contesto poco propenso a tale processo. Esso rappresenta il miglior compromesso possibile – hic et nunc – di riportare l’individuo a contatto con il suo Daimon. Quindi con la propria essenza primitiva, fondamentale, che spinge alla propria realizzazione.

 

“La terapia, o l'analisi, non è solo qualcosa che gli analisti fanno ai pazienti, essa è un processo che si svolge in modo intermittente nella nostra individuale esplorazione dell'anima, negli sforzi per capire le nostre complessità, negli attacchi critici, nelle prescrizioni e negli incoraggiamenti che rivolgiamo a noi stessi. Nella misura in cui siamo impegnati a fare anima, siamo tutti, ininterrottamente, in terapia.”

James Hillman (da Re-visione della psicologia, 1975)

 

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