Relazioni che fanno soffrire: perché si ripetono gli stessi copioni nelle relazioni con gli altri
Capita a molte persone di rendersi conto, a un certo punto della vita, che le proprie relazioni sembrano seguire sempre lo stesso copione, in cui cambiano i partner, cambiano i contesti, ma il finale resta simile: sofferenza, insicurezza, frustrazione, senso di non essere visti o accolti, rabbia.
Spesso in questi casi, il problema non è “scegliere male” né una mancanza di impegno o di volontà nel portare avanti la relazione; ciò che si ripete è piuttosto una modalità appresa di stare in relazione con l’altro, che si attiva automaticamente quando ci si sente coinvolti e di cui non sempre siamo consapevoli, se non quando ci accorgiamo degli elementi comuni dell’esperienza, che si ripetono.
Quando la relazione riattiva schemi già noti
Le relazioni amorose e interpersonali, sono uno dei principali contesti in cui emergono schemi relazionali - più o meno funzionali - che sono stati appresi precocemente, mantenuti e rinforzati nel tempo.
Questi schemi non sono idee astratte o aspetti puramente cognitivi dell’esperienza, ma veri e propri modelli abituali di percepire se stessi e l’altro e se-stessi-con-l’altro, accompagnati da emozioni intense, stati interni spiacevoli e risposte comportamentali impulsive o automatiche, che spesso rinforzano il copione stesso, creando situazioni in cui ciò che accade sembra davvero “già visto”, una narrazione con finale conosciuto…
Ad esempio:
- il timore di essere abbandonati può portare a iper-adattarsi;
- la paura di essere invasi può attivare distanza o chiusura;
- il bisogno di essere riconosciuti può tradursi in richieste che generano conflitto.
Si tratta di strategie apprese che, in passato, hanno avuto una funzione di protezione e adattamento a contesti relazionali specifici - a volte problematici o difficoltosi - ma che nel tempo tendono a divenire rigide, ripetitive, autorinforzanti, provocando sofferenza e frustrazione nel presente. Quando vorremmo invece sentirci più sereni e in grado di vivere le relazioni in modo gratificante e pieno.
Il ruolo del corpo e delle emozioni nelle dinamiche relazionali
Molte difficoltà relazionali non si mantengono solo a livello cognitivo ma, come ho accennato in precedenza, anche e soprattutto a livello corporeo ed emotivo; infatti, prima ancora di “capire” cognitivamente cosa sta succedendo, il corpo reagisce velocemente a qualcosa che rappresenta un evento non-neutro ma “attivante”, in quanto portatore di un significato specifico e carico di importanza: sorgono allora nel corpo tensione, agitazione, chiusura, e la ricerca di rassicurazione e sicurezza.
Per questo, diventare consapevoli degli schemi relazionali che si ripetono e delle dinamiche che li contraddistinguono, significa anche intervenire sui processi bottom-up (processi che avvengono nel corpo e che informano la mente), aiutando la persona a riconoscere:
- come il corpo segnala il pericolo relazionale
- quali emozioni si attivano automaticamente
- quali comportamenti ne conseguono
- e quali sono le finalità iphone di tali comportamenti (spesso riportare equilibrio in uno stato interno squilibrato, in difficoltà)
La consapevolezza di questi passaggi è un primo passo fondamentale per interrompere i cicli relazionali disfunzionali ripetitivi.
Perché capire non basta (ma è un buon inizio)
Molte persone arrivano in terapia affermando: “So perché mi succede, ma continuo a fare le stesse cose”. Questo accade perché la comprensione razionale, da sola, non è sufficiente a modificare questi schemi profondi e radicati.
Il cambiamento richiede anche:
- tempo e pazienza
- un lavoro esperienziale, che a sua volta richiede un po’ di coraggio nello sperimentare comportamenti “nuovi”
- la possibilità di apprendere una regolazione emotiva più efficace
- lo sviluppo di un atteggiamento meno autocritico e più compassionevole verso di sé
In questo senso, le pratiche di mindfulness e self-compassion ci spiano moltissimo nel sostenere il percorso terapeutico, creando uno spazio di osservazione e conoscenza e dello stato emotivo intenso, aiutando a osservare i propri automatismi senza giudizio e a creare quindi uno spazio di scelta più ampio, in cui poter sperimentare significati, emozioni e risposte comportamentali nuove, a volte percepite come “strane” o insolite.
Uscire dai copioni relazionali è possibile
Interrompere dinamiche relazionali che fanno soffrire non significa cambiare “chi si è”, ma modificare il modo in cui ci si sente ci muove tipicamente nelle relazioni, riconoscendo i propri bisogni, limiti ed emozioni prevalenti.
Un percorso psicoterapeutico può offrire uno spazio sicuro in cui:
- esplorare i propri schemi relazionali,
- comprenderne l’origine,
- sperimentare modalità nuove e più funzionali di sentire se stessi e di stare in relazione con l’altro.
Se ti riconosci in queste difficoltà, può essere utile chiedere un supporto professionale per lavorare in modo mirato sulle dinamiche relazionali che oggi ti fanno soffrire.
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