DIPENDENZA AFFETTIVA: PERCHÉ' RIPETO SEMPRE LO STESSO SCHEMA NELLA RELAZIONE?

Scritto da: Dott.ssa Annalisa Barbier

 

 

 

 

 

 

 

La Dipendenza Affettiva (DA) è una forma di dipendenza, ma anche una modalità disfunzionale di stare nella relazione. Come tutte le dipendenze, ha la funzione di medicare ed allontanare la sofferenza e gli stati emotivi intollerabili attraverso una serie ricorsiva di esperienze ossessivo-compulsive che, nel caso specifico della dipendenza affettiva, sono costituite da pensieri e comportamenti legati al controllo della relazione e del partner.

 

“Una dipendenza ha la funzione, nella vita dell’individuo, di rimuovere la realtà intollerabile attraverso una serie di esperienze ossessivo-compulsive. Queste esperienze ossessivo-compulsive fanno un lavoro così buono nel rimuovere la realtà intollerabile (e dolorosa ndr), che la persona continua a praticarle, cercando di sentirsi meglio, anche se gli effetti collaterali della dipendenza stessa diventano via via più spiacevoli.”

(Pia Mellody, “Facing love addiction”)

 

La DA viene considerata come una forma di dipendenza che, insieme ad altre e come altre dipendenze, serve al codipendente a camuffare la realtà e a medicare la sofferenza derivante dalla codipendenza.

 

Le radici psicologiche della codipendenza possono essere riassunte nei seguenti aspetti disfunzionali:

  • Scarsa autostima 
  • Difficoltà a stabilire confini sani e funzionali (boundaries) nelle relazioni
  • Difficoltà nel sentire e comprendere se stessi e nel condividere questi aspetti con l’altro
  • Difficoltà nella cura di sé e dei propri bisogni
  • Difficoltà nel gestire ed esprimere se stessi in maniera adeguata al contesto e all'età

I principali aspetti della DA possono essere riassunti nei punti seguenti:

  • Il Dipendente Affettivo nutre aspettative esagerate ed irrealistiche di amore incondizionato, nutrimento e cura da parte dell’altro: “l’altro mi salverà, risolverà i miei problemi e riempirà il grande vuoto affettivo ed emotivo che mi fa soffrire”
  • Il Dipendente Affettivo dedica una eccessiva quantità di tempo, attenzione e valore all’altro – molto più di quanto ne dedica a se stesso. La qualità di queste attenzioni è di natura ossessivo-compulsiva;
  • Il Dipendente Affettivo non ha cura di sé né sa attribuirsi valore quando si trova in una relazione, essendo la sua attenzione completamente sbilanciata e spostata sul partner.

IL VISSUTO PSICOLOGICO E LE RADICI DELLA DIPENDENZA AFFETTIVA

Il DA proviene da un’esperienza familiare in cui sono venuti a mancare accudimento, validazione e risonanza emotiva da parte delle figure di riferimento e ha quindi sperimentato un profondo senso di abbandono ed inadeguatezza, al quale fanno seguito emozioni di rabbia, vergogna e sensazione di vuoto interiore.

Non ha imparato a riconoscere, dare valore e prendersi cura dei propri bisogni e stati emotivi e a porre e far rispettare confini relazionali sani.

 

Il vissuto di chi soffre di DA è caratterizzato da un grande senso di disperazione o abbandono sin dall’infanzia; ecco dunque che inizia a fantasticare sull’immagine di un partner perfetto che porterà amore incondizionato e riempimento e nutrimento emotivo nella sua vita. Questo aspetto potrebbe essere riassunto nella “fantasia del cavaliere dall’armatura scintillante” nella quale, per sfuggire al dolore dell’abbandono, la persona inizia a fantasticare sulla figura di un principe azzurro, un salvatore, un eroe che riempirà il DA di amore infinito e protezione e lo aiuterà a fare fronte a tutti i suoi problemi sollevandolo in ultima istanza, dall’impegno di vivere. Fantasticare questo induce il DA a provare grande piacere e sollievo, basati su un’illusione. L’amore sano e maturo è infatti un’altra cosa e richiede un tipo di apertura ed impegno che il DA non ha imparato a sviluppare.

Nasce parallelamente il bisogno di costituire e mantenere con l’altro un rapporto fusionale in cui confini personali e le aspettative relazionali sono distorti. In questo contesto, il continuo controllo del partner e della relazione diventano funzionali al mantenimento di una relazione simbiotica che si rivela mai abbastanza soddisfacente e riempitiva per il DA, le cui richieste di amore, attenzione, accudimento e dedizione sono irrealisticamente elevate e assolute.

 

LE DUE PAURE

Nella DA sono presenti DUE PAURE, una consapevole e l’altra inconsapevole ma ugualmente forte, che rendono estremamente difficoltosa la creazione e soprattutto il mantenimento di una relazione equilibrata, vissuta come sufficientemente nutriente e al contempo capace di dare spazio ad una sana manifestazione e crescita personale:

  1. la paura dell’ABBANDONO
  2. la paura dell’INTIMITA’

La prima porta a fare il possibile per non perdere il partner e far sì che resti nel rapporto come fonte primaria di amore e accudimento, mentre la seconda – della quale la persona DA non è consapevole ma di cui subisce gli effetti - rende molto complicato mantenere il rapporto entro confini sani e funzionali, portando ad una oscillazione e ad una ciclicità relazionale che, nel lungo periodo, minano profondamente l’equilibrio emotivo già precario del DA.

 

IL CICLO EMOTIVO NELLA DIPENDENZA AFFETTIVA

L’immagine successiva mostra con chiarezza – secondo il modello di Pia Mellody -  cosa accade in una relazione in cui uno dei partner è affetto da DA:

1.    FASE DI ATTRAZIONE. IL POTERE DELLA SEDUZIONE: il DA è attratto dalla seduzione e dall’apparente potere che vede nel partner «evitante». Tipicamente qualcuno impegnato in molte cose, che appare forte e capace di gestire la propria vita, poiché il DA si sente incapace di farlo da solo.  La seduzione esercitata da un partner percepito come forte e perfetto fa sentire il DA forte e importante.

2.    FASE DELLA “FANTASIA DEL SALVATORE»: si riattiva la fantasia infantile dell’eroe che salva. Il DA si sente rivitalizzato dalle attenzioni e dalla vicinanza dell’altro, come sotto l’effetto di una droga. Il partner viene idealizzato e spinto a coincidere con l’eroe fantasticato, le sue reali caratteristiche sono negate e non viste.

3.    FASE DEL SOLLIEVO DAL DOLORE: la fantasia si riattiva e il DA si sente riempito, importante, puntellato. Cessano momentaneamente le dolorose sensazioni di vuoto, solitudine e assenza di valore ed importanza. Questa fase del ciclo viene chiamata «romance». Ricordiamo sempre che il partner evitante è incapace di donare tutto ciò e si concentra all’esterno della relazione, tipicamente in una dipendenza.

4.    FASE DELL’INCREMENTO DEL BISOGNO E NEGAZIONE DELLA REALTA’: il DA inizia a percepire e manifestare un crescente bisogno di attenzioni, contatto e presenza e diventa maggiormente richiedente. Il partner evitante inizia a sfuggire diventando sempre meno presente nella relazione, ma il DA non vuole vedere questi segnali e ne nega l’evidenza giustificando il partner: «è molto impegnato a lavoro», «ha il diritto di stare un po’ con gli amici», ecc.

5.    FASE DEL CROLLO DELLA NEGAZIONE: gradualmente, il DA realizza i comportamenti di allontanamento e la distanza posta dal partner evitante. Inizia a guardare la realtà e la negazione cessa, si accorge di non essere centrale nella vita del partner. Con il crescere del dolore il DA cerca di controllare sempre più il partner in un’escalation di liti e minacce.  A questo punto il DA sovrappone l’ancestrale esperienza di abbandono a quella presente e continua a NON vedere realmente il partner poiché vede in lui il caregiver che lo ha abbandonato. Iniziano comportamenti ossessivi di controllo dell’altro e rinegoziazione della relazione. Il DA diventa incontrollato e rabbioso e racconta all’esterno di essere stato abbandonato, cercando aiuto dagli altri per «fermare» il partner dai suoi comportamenti. Fa di tutto per riportare sotto controllo i comportamenti del partner con modalità abusanti, disfunzionali e autodistruttive.

6.    LA FASE DEL RITIRO: il DA finalmente comprende di essere stato lasciato per qualcuno o qualcosa più importante per il partner. Entra nella fase del ritiro in seguito alla rimozione della «droga» (partner). Ma se nelle dipendenze da sostanza la cessazione dell’assunzione porta al recupero, nella DA no: si riattivano le antiche emozioni di vuoto, abbandono, paura, gelosia, rabbia e insieme ad esse, quelle più concrete e relative al momento presente di perdita di una persona, della sicurezza economica, di una casa o altri beni materiali, di un ruolo sociale ecc. A questo punto del ciclo, il DA sperimenta un SOVRACCARICO EMOTIVO che non sa gestire (disregolazione emotiva): possono comparire ideazione omicida, suicidaria estrema rabbia o depressione, ansia, panico e idee ossessive di vendetta e rivalsa.  E’ difficile restare in questa situazione il tempo necessario per guarire e c’è bisogno di un aiuto esterno e il DA automaticamente passa alla fase successiva per non sentire questo dolore.

7.    FASE DELL’OSSESSIONE: a questo punto del ciclo il DA sposta il fuoco dell’ossessione dal partner idealizzato a come riportare indietro il partner o su come vendicarsi.  Se prevalgono la mancanza e il DOLORE DELL’ABBANDONO il DA cercherà in tutti i modi di recuperare il partner. Se prevale la RABBIA sarà ossessivamente assorbito da fantasie di vendetta, a volte al limite della legalità o oltre. Quando il dolore emotivo è molto forte e sovrapposto all’abbandono vissuto in passato, compaiono forme di addiction e compulsioni finalizzate a dare sollievo dal dolore (sex addiction, ricerca di un nuovo partner, abuso di alcol, shopping compulsivo, binge eating, attaccarsi ad uno dei figli se ce ne sono, fumare in modo compulsivo ecc.).

8.    FASE DI ACTING-OUT COMPULSIVO: il DA a questo punto agisce compulsivamente comportamenti atti a avere sollievo dal dolore, la cui gravità o disfunzionalità dipendono dalla gravità del disturbo:

·         Nuovo ciclo emotivo con un altro partner

·         Recuperare la relazione con il partner evitante e ricominciare il ciclo precedente

·         Comportamenti provocatori per avere l’attenzione dell’ex

·         Tentativi di seduzione dell’ex

·         Minacce per ottenere attenzioni

·         Piani di vendetta

·         Autolesionismo

·         Omicidio/suicidio

 

9.    FASE DI RE-INNESCO: il DA ripete il ciclo con lo stesso partner se questi ritorna nella relazione (per senso di colpa o del dovere) oppure ricerca compulsivamente un altro partner, con il quale ricomincerà lo stesso ciclo disfunzionale.

COME USCIRE DAL CIRCOLO VIZIOSO DELLA DIPENDENZA AFFETTIVA?

Come fare dunque per uscire da questo circolo vizioso ed imparare ad avere relazioni più sane? Occorre lavorare su alcuni punti fondamentali:

  1. Iniziare trattando le eventuali altre dipendenze al di fuori della relazione (alcol, cibo, shopping compulsivo ecc.): riconoscere la dipendenza ed i suoi gli effetti devastanti, intervenire sul ciclo della dipendenza e restare nella fase di “ritiro” sopportando le sensazioni spiacevoli legate alla sospensione della sostanza/comportamento e alla ricerca compulsiva di sperimentarne nuovamente gli effetti piacevoli;
  2. Trattare i comportamenti di dipendenza all’interno della relazione: imparare a restare nella fase di “ritiro” del ciclo emotivo, senza agire i comportamenti ossessivo-compulsivi atti a recuperare il partner a cercare vendetta;
  3. Lavorare sui sentimenti dolorosi antichi legati alle esperienze di abbandono e abuso dell’infanzia;
  4. Lavorare sui sottostanti aspetti di codipendenza (sani confini, cura e rispetto di sé, capacità di riconoscere e far valere i propri reali bisogno ecc.)

 

E’ consigliabile in ogni caso, evitare di re-impegnarsi in una relazione sentimentale finché non si sia raggiunto un buon livello di guarigione dalla DA e dai suoi meccanismi sottostanti.

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