IL MITO DELLA "CHIMICA TRA NOI"

Tratto dal libro "Should I stay or should I go" di Ramani Durvasula.

Traduzione a cura della dott.ssa Annalisa Barbier

 

 

Il mito della “chimica tra noi” non spiega solo perché le persone finiscono in relazioni tossiche, ma spiega anche perché tendano a portare avanti tali relazioni. 

In parte sembra non avere senso: per esempio, se metti la mano sulla stufa bollente ti bruci. Quindi non metterai mai più la mano su una stufa bollente. Ma questa semplice lezione sembra non essere applicabile alle relazioni con i narcisisti; infatti in tal caso, nonostante ci si bruci, si continua a mettere la mano sulla stufa bollente.

Chimica è la moderna parola d’ordine nelle relazioni; apri una rivista, un sito di incontri o guardi una qualunque forma di media e i titoli saranno sempre su come trovare la giusta chimica, mantenere la chimica o creare la chimica nel rapporto. Questo termine implica i concetti di “magia” o “alchimia” – quei fuochi d’artificio sentimentali di cui ci parlano la letteratura, la musica e i film. Chimica e “magia” sono diventate le motivazioni di fondo in nome delle quali siamo pronti a rischiare e a capovolgere la nostra vita.

La dottoressa Pamela Regan, autrice del libro “The mating game” e nota studiosa di relazioni, ha osservato come la letteratura sull’attrazione sia piuttosto chiara in merito: con il termine “chimica” in realtà si indica il senso di “familiarità”. Infatti, in quanto esser umani, siamo fatti per preferire ciò che è familiare a ciò che non lo è (familiare = sicuro; non familiare = spaventoso), ed è per questa ragione che continuiamo a ripetere gli stessi errori nelle relazioni sentimentali.

Se provieni da un mondo e da un’infanzia in cui hai dovuto darti parecchio da fare per cercare di ottenere l’approvazione di genitori che non erano mai soddisfatti né contenti, tenderai a trovare un partner che ti tratta nello stesso modo. Ti è familiare. Magari ti metterai alla prova per cose diverse ma il punto è che sarai sempre lì a metterti alla prova, a “saltare nel cerchio” per farti amare.

Nel libro “The mating game” la Regan osserva che i neurotrasmettitori (che di fatto sono “la chimica”) giocano un ruolo molto importante nell’amore romantico. L’autrice cita il lavoro universalmente conosciuto dell’antropologa e ricercatrice Helen Fisher, la quale ha osservato come l’amore passionale sia associato alla presenza di elevati livelli di neurotrasmettitori chiamati dopamina e di norepinefrina e bassi livelli di serotonina. In alcuni studi, le persone che si innamorano mostrano livelli di serotonina comparabili con quelli degli individui affetti da condizioni psichiatriche come il disturbo ossessivo compulsivo. Uno studio della dottoressa Fisher e il suo gruppo di ricerca, condotto utilizzando tecniche di risonanza magnetica funzionale, ha mostrato un aumento dell’attività nelle aree cerebrali ricche di dopamina in coloro cui veniva mostrata la foto del partner. Dunque, sebbene esista una certa chimica oggettiva (che spiega come ci sentiamo quando siamo innamorati), resta aperta la questione del perché tendiamo a ripetere gli stessi schemi nelle relazioni, soprattutto quando tali schemi si rivelano insani e dannosi; questi picchi di dopamina iniziali, infatti, non restano a lungo.

Così torniamo al concetto di familiarità. Le relazioni di lungo termine hanno a che fare con schemi e pattern comportamentali e relazionali. Cadiamo in schemi relazionali che si ripetono e sono difficili da modificare (nella terapia di coppia si lavora per modificare gli schemi di comunicazione, le aspettative ed i comportamenti ed è un obiettivo spesso difficile da realizzare). Se una relazione è sana e coinvolge partner che sanno ascoltare ed empatizzare l’uno con l’altro, evidentemente anche la maggior parte di tali schemi di lungo termine è sana e funzionale e continua a promuovere e sostenere il benessere della coppia nel tempo. Magari può essere necessario un aggiustamento di rotta ogni tanto, ma sostanzialmente si tratta di una relazione che funziona. I partner che formano queste coppie sanno cooperare, collaborare, comunicare, creando una condizione di mutuo beneficio. Evolvono e crescono insieme nel tempo.

Questa condizione di mutuo beneficio non potrà mai svilupparsi se si ha una relazione con un partner narcisista.  Come in ogni altro rapporto di coppia, gli schemi relazionali tendono a ripetersi nel tempo ma, nel caso di un partner narcisista, quelli che si ripetono sono i pattern disfunzionali. Questi schemi disfunzionali di relazione possono mettere a repentaglio la salute e nuocere al benessere degli individui (mentre sono benefici per il partner narcisista), e poiché si tratta di schemi familiari e conosciuti (probabilmente compatibili e coerenti col modo in cui si è cresciuti), la sensazione di “familiarità” che li caratterizza porta a restare nel “gioco”. Tendiamo infatti a preferire qualcosa di conosciuto e familiare, anche se ci fa soffrire.

Le persone che si trovano coinvolte in questi cicli relazionali disfunzionali con un partner narcisista si rendono conto che c’è qualcosa che non va; ci sono molti segnali di allarme e momenti in cui si decide di chiudere il rapporto, ma poi ci si ritrova nuovamente risucchiati nella relazione. Una delle ragioni maggiormente addotte per spiegare questo fenomeno è proprio la “chimica”; le risposte che queste persone tipicamente danno per giustificarsi sono del tipo “nessuno mi fa sentire come lui/lei” (alle quali solitamente rispondo “e meno male, considerato quanto male ti stai sentendo”). Oppure parlano di un’attrazione irresistibile. 

Poiché non esiste una ragione razionale che giustifichi il fatto di restare in una relazione maltrattante, i partner che vengono risucchiati da queste relazioni tossiche tendono a giustificare il loro ritorno con spiegazioni fumose e metafisiche, come quella della “chimica tra di noi”.

Ma questa cosiddetta “chimica tra noi” non è altro che la “familiarità”; non tanto la familiarità della relazione, quanto quella relativa all’essere trattati male nella relazione – un antico senso di familiarità che deriva dal ripetersi di pattern vissuti nelle prime fasi della vita.

Dall’altra parte ho notato che, per molte persone, un partner gentile, attento ed empatico, che non ha costantemente bisogno di ammirazione, rispettoso e disponibile viene considerato noioso e la lamentela comune che viene mossa riguarda l’assenza di chimica. In realtà, per molte donne, si tratta dell’assenza di uno schema relazionale conosciuto e familiare. Assenza di familiarità con il fatto che gentilezza, empatia e rispetto siano fonti di benessere. Assenza di familiarità con il fatto che non si debbano fare i salti mortali per essere approvati e riconosciuti. Assenza di familiarità con il fatto che l’altro non ha bisogno di essere curato, cambiato o salvato in alcun modo. Non assenza di “chimica”.

Nella mia esperienza con persone coinvolte in relazioni narcisistiche, specialmente quelle caratterizzate da ciclici e frequenti alti e bassi, il concetto di “chimica fra noi” è spesso tirato in ballo come giustificazione al fatto di restare in rapporti abusanti e disfunzionali.

La chimica diventa così la misteriosa e generica motivazione: “è una magia che capita una sola volta nella vita ecco perché è così complicato chiudere”; “nessuno mi ha mai fatto sentire così prima”; “è il miglior sesso che abbia mai fatto”; “mi fa sentire viva”. Quando sento queste affermazioni assolute e grandiose mi preoccupo, perché quello che sento dopo solitamente sono i racconti di estremi alti e bassi, eccessiva intensità emotiva e sofferenza.

Un elemento particolarmente comune nelle relazioni narcisistiche è il cronico senso di rifiuto da parte del partner. Quella sensazione che da un momento all’altro possa dirti che non ti vuole più. Questo rifiuto potrebbe ricordare il rifiuto vissuto nella relazione con i genitori. La dinamica di dover accontentare l’altro e fare di tutto per sentirsi accettati e visti, o la sensazione di non essere mai abbastanza è familiare, e probabilmente affonda le sue radici nella prima infanzia. Quando questa inconsapevole dinamica viene attivata da un partner rifiutante, appare stranamente confortante – come un momento di dejà-vu – e può farci sentire di vivere un momento magico… Come una vecchia canzone, la storia del rifiuto è così familiare e conosciuta che non riusciamo a toglierla dalla testa. È completamente irrazionale e poiché dona una forte sensazione di attrazione la chiamiamo “magia” o “chimica”, e ci costruiamo sopra il mito romantico del colpo di fulmine.

La gente compie grossi errori in nome della chimica; il più comune e tipico è quello di portare avanti relazioni maltrattanti e abusanti. Proviamo a riflettere sulle nostre relazioni più “magiche” e troveremo probabilmente che esse vanno in due direzioni: o ci trasmettevano un senso di profonda familiarità(probabilmente il rifiuto narcisistico era simile a quello sperimentato nell’infanzia con i genitori), oppure erano fortemente proibite(una sorta di versione moderna dell’antica ribellione contro i genitori). In entrambi i casi, stavamo agendo in risposta a vecchi pattern relazionali inconsapevoli di rifiuto o ribellione.

Possono volerci diversi “giri di giostra” con un narcisista prima di abbandonare il mito della “chimica” in favore di una realtà fatta di rispetto, reciprocità, empatia e gentilezza. Magari non saranno tuffi al cuore e farfalle nello stomaco ma sappi che questi sintomi sono gli indicatori dell’attivazione di vecchi schemi inconsapevoli (e solitamente disfuzionali), piuttosto che qualcosa di davvero magico ed eterno (a dispetto di quello che sentiamo nelle poesie romantiche e in certe sciocche canzoni d’amore).

La cultura attuale e le canzoni d’amore in particolare, contribuiscono a sviluppare il mito secondo cui l’amore è tutta una questione di follia, chimica e passione. Quel sentimento folle, nuovo, speciale, unico, onnicomprensivo e ossessivo è eccitante e ci fa sentire vivi. La passione folle è divertente, indimenticabile e poetica. Ma quando si trasforma in mancanza di rispetto e in sofferenza, non usiamo la chimica o la follia dell’amore come scuse per portare avanti la relazione.

Se sei fortunata (e intendo dire veramente fortunata) riesci ad avere la chimica (la magia, il colpo di fulmine) INSIEME A collaborazione e reciprocità. Percepire la “chimica” e la forte attrazione per un partner NON SIGNIFICA ASSOLUTAMENTE CHE SI TRATTI DI UN PARTNER NARCISISTA. Alcune persone riescono davvero a sperimentare quel profondo senso di connessione ed eccitazione verso un partner che le rispetta e le ama, insieme ad un sentimento di complicità e reciprocità. Sono fortunate, hanno messo insieme saggezza e fortuna o forse semplicemente hanno cercato nella direzione di un partner davvero rispettoso e gentile. 

E’ quando continui ad accettare parole e comportamenti irrispettosi, di trascuratezza, sgradevoli, maleducati, di scarsa attenzione e considerazione da parte del partner e ricorri al concetto di “chimica” per giustificarti, che hai bisogno di considerare una volta per tutte il fatto che la presunta e mitizzata “chimica” ti sta imprigionando in una relazione tossica e a senso unico.

 

  

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Commenti: 1
  • #1

    Laura Nicodemi (domenica, 21 novembre 2021 22:10)

    D.ssa, leggendo questo articolo ho rivissuto una separazione di 16 anni fa, con il mio partner,ancora collega, un lutto elaborato con fatica, sposato due volte e ora lasciato dalla giovane moglie mia collega di 20 anni in meno che si è innamorata di un altro, hanno una figlia di otto anni, ci siamo ravvicinati con perplessità, ed ecco riesplodere quelle incomprensioni che avevano determinato un amore tossico, ho riconosciuto le stesse frasi, ho alzato le difese, non devo ricadere nella rete, viva la vita.