PER RICONOSCERE UN SOCIOPATICO SFATIAMO I FALSI MITI

Scritto da: Dott.ssa Annalisa Barbier

 

 

 

 

 

 

 

 

Esistono purtroppo categorie di persone - a volte affette da veri e propri disturbi della personalità, altre volte caratterizzate solo da alcuni particolari tratti psicologici - che sono in grado di essere davvero pericolose e dannose per il prossimo.

Si tratta di quelli che l’autrice americana Donna Andersen definisce genericamente sociopatici”: con questo termine non si intende esprimere una diagnosi clinica, quanto  piuttosto rappresentare una definizione generica per indicare i “predatori sociali”, cioè coloro che vivono la loro vita approfittando e sfruttando gli altri, spesso facendo leva sulle loro fragilità ed i loro bisogni senza pietà, empatia o rispetto per loro, né per le regole sociali.

 

Altri termini che vengono frequentemente utilizzati per indicare gli individui che rientrano nella categoria dei predatori sociali sono: narcisisti, psicopatici, antisociali, borderline. Di fatto si tratta di persone che possono soffrire di un disturbo della personalità compreso nel Cluster B del DMS-5:
  • Disturbo narcisistico di personalità
  • Disturbo di personalità antisociale
  • Disturbo istrionico di personalità
  • Disturbo borderline di personalità
Gli individui affetti da questi disturbi della di personalità tuttavia, nonostante alcune differenze, hanno in comune una caratteristica: IGNORANO I DIRITTI ED I BISOGNI DELLE PERSONE INTORNO A LORO E NE ABUSANO, procurando loro danni economici, psicologici, spirituali e fisici, fino ad arrivare – in casi estremi – alla morte della vittima per omicidio o suicidio. Migliaia di individui con queste caratteristiche purtroppo vivono liberamente intorno a noi e non sono affatto i pazzi serial killer che ci mostrano i media: spesso infatti si tratta di individui estremamente affascinanti, intelligenti, colti e carismatici, che a volte ricoprono ruoli di prestigio e responsabilità.
L’unico modo per salvarsi dalla loro influenza è IMPARARE A RICONOSCERLI E A TENERSENE BENE ALLA LARGA!
La prima cosa da fare, prima di esaminare quali sono i segnali di allarme che indicano che ci troviamo di fronte ad un sociopatico, è SFATARE TRE GRANDI MITI DELLA NOSTRA CULTURA – come suggerisce Donna Andersen - che ci traggono in inganno:
  1. MITO NUMERO 1: SOCIOPATICO = SERIAL KILLER. Le persone pensano – sull’onda di ciò che film e romanzi ci mostrano a partire dal bellissimo “Psycho” di Hitchcock - che psicopatici o sociopatici siano solo i serial killer francamente fuori di testa, in grado di commettere efferati e ripetuti omicidi a sangue freddo, e tendono ad applicare questa etichetta solamente a coloro che commettono omicidi. La verità è che la maggior parte degli psicopatici non commette omicidi, e la percentuale di serial killer all'interno di questa categoria è molto bassa, spesso associandosi con un disturbo psicotico. La presenza di questo pregiudizio (psicopatico = serial killer), rende dunque difficoltoso riconoscere nelle persone vicine a noi (genitori, fratelli o sorelle, mariti o partner, figli, colleghi, capi ecc…) i comportamenti di sfruttamento e manipolazione tipici dei sociopatici.
  2. MITO NUMERO 2: IN OGNUNO DI NOI C’E’ DEL BUONO E DOBBIAMO TROVARLO. Sin dalla nostra tenera età la cultura in cui viviamo ci insegna a dare per scontato che in ognuno di noi ci sia del buono e che è nostro compito trovare questo “buono” cercando, tollerando, sopportando e perdonando i comportamenti dell’altro. Ci è stato insegnato a non reagire se gli altri ci fanno del male, a considerare le motivazioni profonde del comportamento di chi ci ferisce, a perdonare pensando che tutti possiamo avere un a brutta giornata: niente di più inutile e dannoso se abbiamo a che fare con un sociopatico. Cercare di giustificare e perdonare a tutti i costi il comportamento di un partner, un familiare o un capo che approfitta di noi, ci ferisce o ci danneggia, solo perché “poverino/a deve aver tanto sofferto nella sua infanzia”, non servirà altro che a peggiorare le cose. Ricordiamo prima di tutto che questi individui sfruttano e si approfittano degli altri non perché hanno sofferto nella loro infanzia, o perché sono tristi e si sentono infelici ma semplicemente PERCHE’ VOGLIONO FARLO, perché questo rientra nei loro obiettivi e nella loro modalità di vita.
  3. MITO NUMERO 3 = TUTTI DESIDERIAMO ESERE AMATI. Tutti desideriamo essere amati, accuditi, prenderci cura di qualcuno, costruire un futuro insieme… del resto gli studiosi hanno dimostrato da sempre quanto l’amore sia importante per la salute, per la realizzazione, per la stabilità emotiva di ognuno di noi. Maslow, nella sua Teoria Della Motivazione Umana (vedi immagine più sotto), inserisce l’amore al terzo livello della sua scala di bisogni dell’essere umano insieme al bisogno di appartenenza, accettazione, amicizia, intimità e famiglia: il bisogno di amore si viene dunque a trovare tra il bisogno di sicurezza e protezione ed il più elevato bisogno di stima e autorealizzazione. Ne deduciamo dunque che tutti abbiamo bisogno di amore: di amare ed essere amati. Nulla di più sbagliato: i SOCIOPATICI NON HANNO BISOGNO DI AMORE. Come lo stesso Maslow scrive: “La cosiddetta “personalità psicopatica” è un altro esempio di perdita permanente del bisogno di amore… infatti il nucleo di questo disturbo della personalità è l’capacità di amare”. I sociopatici non provano empatia, non costruiscono legami emotivi ed affettivi con le altre persone, sono freddi.
Gli psicopatici sembrano essere caratterizzati dalla presenza di 3 NUCLEI fondamentali:
1) Deficit emotivo: per cui NON provano e NON comprendono le emozioni, ma le osservano negli altri con grande curiosità ed attenzione, rendendosi conto che per gli altri - queste “cose” che sono le emozioni - sembrano essere davvero importanti e quindi bisogna imparare a fingerle in qualche maniera, se si vuole essere accettati e creduti;
2) Ipercognitività: grande intelligenza e grande curiosità verso il comprendere il mondo esterno ed i comportamenti degli altri esseri umani;
3) Uso della MASCHERA: al fine di ottenere ciò che desiderano. Essi dunque sono eccellenti attori: essendo caratterizzati da una grande intelligenza ed abilità cognitiva sono in grado di imitare le emozioni che vedono negli altri, e sono perfettamente capaci – anzi molto abili in questo - di comprendere di cosa l’altra persona ha bisogno e di fingerlo, poiché sanno che in questo modo verranno “accolti”, creduti e otterranno ciò che desiderano: solitamente POTERE, CONTROLLO, SESSO E DENARO.
Se impariamo a tenere a bada l’influenza di questi tre miti, e a ricordare che NON VALGONO per sociopatici e psicopatici, impareremo anche a non cascare a piè pari nelle trappole che questi individui tendono - soprattutto alle persone fragili, particolarmente ingenue e bisognose - al solo fine di ottenere ciò che desiderano.

LAPIRAMIDE DEI BISOGNI DI MASLOW


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Commenti: 10
  • #1

    Alessio (domenica, 25 giugno 2017 13:41)

    Ebbene, io ritengo e lo dico sinceramente che il bisogno di affetto e di amore renda SCHIAVO l'uomo, io onestamente non lo avverto per nulla e credo che tanto più tu sei legato agli altri, tanto più essi hanno il potere terribile di farti soffrire e tu DIPENDI: io invece desidero essere libero dai condizionamenti, cercare la felicità nell'amore è assolutamente ingannevole, quante depressioni anche gravissime derivano dall'amore? L'amore rende manipolabili, e secondo me la freddezza tanto vituperata nell'articolo è una virtù, perché se sei freddo e distaccato già in partenza chi vuole manovrarti NON ha il terreno fertile per farlo e tu parti già con un enorme vantaggio. Tanti sono appunto schiavi sia dell'amore sia delle amicizie, e vivono come se avessero una specie di laccio mentale che li vincola e non li fa essere liberi. Le emozioni, tutte le emozioni,dall'orgoglio passando per l'amore e l'odio, rendono manipolabili, alterano il giudizio, mentre la freddezza dà lucidità. Lo diceva anche il filosofo Schopenhauer: "L'amore e l'odio alterano completamente il nostro giudizio, l'odio perché ti fa vedere solo gli aspetti negativi, l'amore perché ti fa idealizzare il partner ed anche i peggiori difetti diventano pregi". Ognuno è libero di scegliere ciò a cui dare valore, e per me i legami affettivi sono solo condizionamenti che limitano la tua libertà, io sto benissimo da solo.

  • #2

    Annalisa (domenica, 25 giugno 2017 16:22)

    Gentile Alessio,
    lei è il chiaro esempio del fatto che vi sono persone che vivono - lei sottolinea felicemente - senza provare le naturali emozioni umane.

  • #3

    Alessio (domenica, 25 giugno 2017 19:06)

    Sì, ma a me non sembra giusto dire che tutti quelli che abbiano un carattere freddo siano mostri sociopatici, poiché non è detto che questa freddezza sia per forza accompagnata dal desiderio di prevaricare gli altri, da sadismo e malvagità. Non si può quindi imporre un modo di essere a nessuno spacciandolo per "sano", l'importante è non danneggiare gli altri. Rimango dell'idea che tanto più la felicità dipenda dagli altri, tanto meno ti appartiene davvero e si traduce in negazione della libertà. Lei parla in molti articoli di manipolazione, ma se Lei ci pensa, ci sono tantissimi casi in cui gli altri ci manipolano con le emozioni, ad esempio anche solo dicendoti: "Se non fai questo, allora non sei un vero amico, non mi vuoi bene" e ci fanno fare un sacco di cose utili solo a loro, e a te per nulla. La manipolazione ci circonda dappertutto, la pubblicità e la propaganda politica alla fine su che cosa si fonda? Sulla manipolazione emotiva, vogliono sfruttare la nostra parte emotiva per manovrarci, e io ritengo e riterrò sempre che più si è freddi e razionali meglio è, si è più liberi, immuni dal potere e dall'influenza che gli altri vogliono anche istintivamente esercitare su di noi.In molti suoi articoli lei parla di manipolazione, ma non si rende conto che in realtà questa viene messa in atto in mille modi spesso nella vita, e io credo che l'uomo sia un falso animale sociale, sta con gli altri solo per avere un tornaconto materiale ed emotivo, e quello che viene definito "amore" è solo dipendenza, diminuzione della volontà libera e asservimento a vari livelli. Addio.

  • #4

    annalisa (domenica, 25 giugno 2017 20:39)

    Gentile Alessio,
    pubblico volentieri la sua risposta per due motivi: ognuno di noi ha il sacrosanto diritto di vivere la propria vita come desidera se non nuoce a nessuno; inoltre, lei mi dà l'opportunità di fare due precisazioni:
    1) non ho mai scritto né inteso scrivere che le persone fredde sono tutte sociopatiche; infatti, se legge attentatemene i miei articoli, capirà che con questo termine si indicano persone che manifestano anche altre caratteristiche comportamentali e cognitive, insieme alla "freddezza emotiva", che di per sé non indica la presenza di psicopatia. Se poi cercherà in rete la definizione di psicopatia, sociopatia o disturbi di personalità correlati, comprenderà ancora meglio la differenza tra la freddezza emotiva e tali dimensioni. In primis appunto - come lei stesso scrive - la volontà di nuocere e fare del male.
    2) per ciò che concerne la manipolazione, non posso che darle ragione! Ma vorrei fare insieme a lei una riflessione: se invece di risolvere il problema "manipolazione" mettendo a tacere sentimenti e desiderio di appartenenza cercassimo di risolverlo rendendoci consapevoli?
    La ringrazio comunque, anche se non vorrà rispondermi.

  • #5

    Alessio (domenica, 25 giugno 2017 21:20)

    Visto che lei sembra disposta ad accettare il mio punto di vista, le faccio notare (ovviamente è molto relativo) che spesso il fatto di essere semplicemente consapevoli di un pericolo non è di per sé garanzia di efficacia: infatti anche leggendo altri commenti si nota benissimo come molte persone (soprattutto donne) siano ben consapevoli di essere vittime di uomini narcisisti al limite della psicopatia, ma dicono che comunque non riescono a troncare la relazione e testimoniano come i loro "nemici" l'abbiano alla fine sempre vinta in un modo o nell'altro. Quindi il problema sembra essere proprio nel prevalere della componente sentimentale/emotiva a scapito della cognizione, che dovrebbe spingere invece in una direzione diversa. O sbaglio?

  • #6

    annalisa (lunedì, 26 giugno 2017 08:15)

    Gentile Alesio,
    Certamente, nelle circostanze cui lei fa riferimento, la componente emotiva "disordinata" che impedisce di agire in modo più funzionale, è legata a fattori profondi difficili da modificare, se non con un paziente lavoro di conoscenza e correzione, speso lungo e impegnativo.
    In tali circostanze, questa componente va conosciuta e "disciplinata" alla luce della cognizione, della volontà e della ragione.
    Tuttavia, rinunciare in assoluto alla capacità di emozionarsi, di provare emozioni, di entrare in relazione con l'altro in maniera sana ed equilibrata, ci toglierebbe anche il piacere della gioia, della commozione, dell'empatia, della capacità di entrare profondamente in contatto con un altro individuo, o anche con un animale. La relazione con l'altro - in generale - rappresenta a mio avviso un'occasione di crescita interiore, di ampliamento della coscienza e della personalità, un'esperienza di vita che ci permette di diventare più integri, completi e saggi. Ma qui, mi rendo conto, entriamo nel territorio dell'individualità e delle scelte personalissime che ognuno è portato a fare bella propria esistenza: se prediligere l'assenza di rischio e dolore o la potenzialità di crescita ed espansione, che porta con sé una quota inevitabile di sofferenza.

  • #7

    Sabrina (domenica, 09 luglio 2017 15:25)

    Effettivamente i sociopatici possono affascinare, ma a mio avviso ciò che li contraddistingue è il fatto che, con il loro carisma, ti privano della possibilità di dire un bel "NO" alle loro manipolazioni: se nel rapporto con una persona non riusciamo appunto ad affermare la nostra volontà e ci sentiamo condizionati, allora è un grosso segnale negativo.
    Al di là di questo, approfitto di questo messaggio per esprimere la mia grande stima verso la categoria degli psicologi, che sono in grado di aiutare veramente le persone, a farsi carico delle loro sofferenze piccole e grandi esponendosi anche a rischi, a volte anche arrancando,ma senza arrendersi mai!

  • #8

    annalisa barbier (lunedì, 10 luglio 2017 13:53)

    Gentile Sabrina, non posso che ringraziarla, e mi permetto di farlo a nome della categoria professionale di cui faccio parte, per le parole di stima e incoraggiamento!

  • #9

    Sabrina (martedì, 11 luglio 2017 17:29)

    Sono contenta che lei abbia letto il mio messaggio: infatti ciò che rende encomiabile il vostro lavoro è appunto una forte dose di CORAGGIO: il mondo della psiche infatti è oscuro e non si sa ancora in modo certo da dove provengono determinati disturbi, che però causano tanta sofferenza, più del male fisico che ha spesso una causa certa: voi psicologi però intervenite in maniera decisa in tutto questo cercando di LENIRE il dolore psichico, vi avvicinate a chi soffre ed elaborate teorie sui motivi di tale male "oscuro", magari a volte anche erronee o migliorabili (non importa...), ma intanto pur arrancando alleviate la sofferenza anche solo in modo effimero e lo fate in maniera costante e determinata. Oltretutto io credo che nella vita bisogna esporsi a rischi, altrimenti si diventa freddi ed anaffettivi come secondo me è l'utente "Alessio" che si esprime sopra (con tutto il rispetto della persona...). Prima dell'era della psicologia infatti le persone con problemi erano lasciate a se stessa ed etichettate dalla società come "sbagliate", "Matte" e via discorrendo....... Tornando al tema dell'articolo mi chiedo una cosa: secondo lei alcuni personaggi storici molto negativi moralmente come Mussolini ed Hitler erano in qualche modo sociopatici oppure bisogna ricercare in altro,nel contesto storico,nelle idee che hanno sviluppato nel percorso di vita, le origini della loro malvagità? Mi interesserebbe conoscere la sua opinione, un cordiale saluto.

  • #10

    Annalisa Barbier (lunedì, 17 luglio 2017 14:45)

    @sabrina
    non conosco sufficientemente a fondo le biografie di questi personaggi, ma credo di poter affermare senza sbagliare, che diversi fattori abbiano contribuito a renderli ciò che sono stati, sia dal punto di vista politico che da quello storico e psicologico. Compresi fattori legati alla struttura di personalità.