CONNESSIONE TRA INNAMORAMENTO, RIFIUTO, ABBANDONO E DIPENDENZA

Scritto da: Dott.ssa Annalisa Barbier 

 

Tutti noi abbiamo sperimentato cosa si prova durante le prime fasi dell’innamoramento, soprattutto nell’adolescenza quando queste emozioni sono particolarmente turbolente. Quando ci si trova infatti ad osservare ciò che accade nelle prime fasi dell’innamoramento, notiamo che compaiono molti “sintomi” che sono simili a quelli presenti nelle dipendenze, comportamentali e da sostanza: 

·      Euforia ed eccitazione al pensiero e nel contatto con il partner 

·      Bisogno di stimoli sempre maggiori (tolleranza) e di maggior tempo/attività da trascorrere insieme

·      Craving

·      Dipendenzafisica ed emotiva dal partner 

·      Astinenza

 

L’AMORE COME UNA DIPENDENZA “NATURALE”

La professoressa Helen Fisher e i suoi collaboratori, hanno ipotizzato che il fenomeno che definiamo innamoramento possa rappresentare una forma di dipendenza “naturale” e spontanea, che si è evoluta nei mammiferi al fine di sostenere i meccanismi riproduttivi e di accoppiamento: il fatto che la coppia genitoriale resti unita da sentimenti di innamoramento, passione e amore, garantisce una maggiore e migliore sopravvivenza ai piccoli eventualmente nati, e rappresenta un fattore protettivo per la sopravvivenza dei componenti sia della coppia che del nucleo che si è creato.

L’ipotesi che considera la fase dell’innamoramento come una forma di dipendenza fisiologica, è supportata e confermata dai risultati dagli studi di risonanza magnetica funzionale, in cui i sentimenti di intenso innamoramento si associavano all’attivazione di quelle aree cerebrali che sono tipicamente comprese nel cosiddetto “sistema della ricompensa” (Brain’s Reward System). 

Il sistema della ricompensa comprende diverse strutture del cervello, in particolare il circuito corteccia-gangli basali-talamo:

·     area tegmentale ventrale

·     corpo striato ventrale (nucleo accumbens) e dorsale (caudato e putamen)

·     sostanza nera (nella sua pars compacta e reticolata),

·     corteccia prefrontale

·     corteccia cingolata anteriore

·     corteccia insulare

·     ippocampo

·     ipotalamo

·     talamo e nucleo subtalamico

·     globo pallido e amigdala. 

 

Si tratta di un’area del cervello che comprende strutture cerebrali particolarmente ricche di dopamina: le stesse che si attivano durante l’uso di sostanze o l’attivazione di comportamenti da cui si è dipendenti. 

Il circuito del piacere e della ricompensa si è evoluto al fine di rispondere in modo positivo a stimoli naturali utili e piacevoli come acqua, cibo o sesso. Questi stimoli vengono anche considerati dei rinforzatori naturali, in grado di elicitare risposte piacevoli correlate ad attività ed elementi che servono ad aumentare la sopravvivenza e a favorire la riproduzione della specie.  Nel tempo l’uomo ha sviluppato la capacità di indurre una stimolazione piacevole di queste aree attraverso l’introduzione di sostanze diverse e altri stimoli esterni: droghe o comportamenti altamente rinforzanti come il gioco d’azzardo ed altri comportamenti, che sono particolarmente capaci, per le loro caratteristiche, di indurre una condizione di dipendenza proprio grazie alla stimolazione dei circuiti del piacere e della ricompensa.

Dunque, se dal punto di vista evoluzionistico la spinta a ripetere comportamenti di ricerca verso cibo, acqua e sesso è da considerarsi fisiologica in quanto finalizzata alla sopravvivenza e alla riproduzione, le dipendenze da sostanza e da comportamenti possono essere estremamente dannose nella vita del soggetto(a livello sociale, familiare, lavorativo, finanziario e di salute), e certamente non possiamo considerarle comportamenti finalizzati alla sopravvivenza o all’incremento delle possibilità di sopravvivenza e riproduzione!

Ciò che accomuna i comportamenti “naturali” di ricerca di cibo, acqua o sesso e i comportamenti di dipendenza e le dipendenze è la ricerca del piacere, o meglio la RICERCA DELLA RIPETIZIONE DEL PIACERE, che rappresenta un importante spinta motivazionale. Questa spinta motivazionale fa leva su meccanismi molto antichi e  porta il soggetto a ripetere determinati comportamenti, innescando e rinforzando continuamente la relazione diretta azione-risultato piacevole, che riguarda sia l’introduzione di sostanza cibo o acqua che la pratica di comportamenti altamente gratificanti quali sesso, gioco e altre attività̀, che possono costituire oggetto di dipendenza comportamentale.

 

LA RISTRUTTURAZIONE DEL SE' NELLA DIPENDENZA

Nelle dipendenze inoltre, un elemento di grande importanza è costituito dal  fatto che lo stato psicofisico indotto dal comportamento, dalla presenza del partner o dall’assunzione della sostanza di dipendenza, è in grado di attuare una sorta di “ristrutturazione del sé” in senso aumentativo e migliorativo per cui il soggetto si sente bene, si sente migliore di prima, più forte e più capace sotto l’effetto del comportamento di dipendenza. Questo aspetto di ristrutturazione del vissuto, del senso di sé dello stato interno appare in modo molto evidente anche nel caso della dipendenza affettiva.

L’esperienza dell’amore romantico infatti, condivide il coinvolgimento dei circuiti della ricompensa con la dipendenza da sostanze e con le dipendenze comportamentali, influenzando la reattività̀ di tali circuiti all’uso di sostanze o comportamenti di dipendenza. Alcune ricerche stanno recentemente mostrando come anche l’amore romantico possa per alcuni aspetti essere considerato una dipendenza, poiché condivide con le altre dipendenze caratteristiche fondamentali: salienza, ossessività, craving, tolleranza, astinenza e ricadute.

Attualmente, l’innamoramento e l’amore romantico vengono dunque considerati da alcuni come una forma “naturale” di dipendenza (Frascella et al., 2010) sviluppatasi ed evolutasi nei mammiferi (Fisher et al., 2006), e gli studi di neuroimmagine hanno mostrato come i sentimenti intensi di amore attivino le aree del cervello comprese nel circuito della ricompensa, in particolare i circuiti della dopamina, che sono associati a sensazioni di maggiore energia, concentrazione, motivazione, euforia e craving, incluse le regioni primariamente associate con la dipendenza da sostanze come l’area tegmentale ventrale (Ventral Tegmental Area – VTA), il nucleo caudato ed il nucleo accumbens (Breiter et al., 1997; Acevedo et al., 2011; Fisher et al., 2003, 2005, 2006, 2010). Le diverse regioni appartenenti al circuito della ricompensa nelle regioni mesolimbiche, si attivano anche nel caso di dipendenze comportamentali: la vista di cibi appetitosi, lo shopping, le scommesse o giocare ai videogames. Dunque molti studiosi considerano la dipendenza come “un disturbo del sistema della ricompensa (a disease of the reward system)” (Rosenmberg e Feder, 2014). 

 

RIFIUTO E ABBANDONO

Il vissuto di chi è stato lasciato o rifiutato dal partner può essere caratterizzato  dagli stessi sintomi che vengono riscontrati tipicamente nelle dipendenze e che abbiamo elencato più sopra, come indicati nel DSM-5: 

·      Craving

·      Modificazioni dell’umore 

·      Fenomeno della tolleranza 

·      Dipendenza fisica ed emotiva 

·      Astinenza 

·      Frequentemente anche le ricadute, comuni nelle dipendenze da sostanza e 

 

Quindi vediamo che l’innamoramento e l’amore appassionato presentano sintomi in comune con quelli che si verificano nelle dipendenze, e tutte le forme di dipendenza da sostanze e comportamentali attivano gli stessi circuiti della ricompensa (Breiter et al., 1997; Diana, 2013; Cuzen e Stein, 2014) che le ricerche mostrano essere attivati in uomini e donne felicemente innamorati o in quelli che sono stati lasciati o rifiutai dal partner (Fisher et al., 2003; Xu et al., 2011; Acevedo et al., 2011). 

Diversi psicologi hanno dunque iniziato a considerare che l’innamoramento può potenzialmente indurre dipendenza (Peele, 1975; Mellody et al., 1992); tuttavia, se le dipendenze sono una patologia pericolosa che provoca problemi lavorativi, sociali e di salute, l’innamoramento viene invece considerato una forma piacevole e positiva di dipendenza, non pericolosa e dunque altri autori sono restii a considerarla una dipendenza a tutti gli effetti.  Così, indipendentemente dalla classificazione diagnostica ufficiale, alcuni autori considerano l’amore come una forma di dipendenza (Fisher et al., 2004; 2016): una dipendenza piacevole e positiva quando ricambiata, sana ed equilibrata ed una forma di dipendenza dannosa quando i sentimenti di amore sono socialmente inappropriati, non ricambiati, tossici o formalmente rifiutati dal partner. 

Il rifiuto o l’abbandono da parte del partner, sono esperienze in grado di indurre in chi le subisce una grande sofferenza ed un doloroso senso di perdita.

Come nelle dipendenze, essere rifiutati o lasciati dal partner rappresenta un avvenimento che può portare persino a sviluppare problemi di salute; essere rifiutati o lasciati, infatti, induce un dolore in grado di mettere sotto stress il cuore, innalzare la pressione sanguigna e sopprimere l’attività del sistema immunitario, rendendolo fragile e meno reattivo (Dozier, 2012). Inoltre, in caso di rifiuto e abbandono, le emozioni traumatiche di perdita e dolore possono provocare una depressione del tono dell’umore tale da indurre la persona persino commettere suicidio o omicidio (Rosenthal, 2002). I numerosi effetti negativi indotti dall’esperienza del rifiuto e dell’abbandono da parte del partner, sono in grado di provocare una grande sofferenza fisica e psicologicae rappresentano un evento traumatico di gravità variabile, che si manifesta anche attraverso i seguenti comportamenti:

·      Viva protesta per l’accaduto

·      profonda tristezza

·      risposta di stress da parte dell’organismo, con abbassamento delle difese immunitarie

·      senso di frustrazione e rabbia

·      senso di abbandono 

·      sensazione di inadeguatezza e indegnità

·      gelosia 

·      controlli ripetuti sulla vita e le abitudini dell’altro

·      craving per la persona perduta

·      sintomi da astinenza

 

E’ importante ricordare come la sofferenza indotta dall’essere stati abbandonati o rifiutati incida sulla percentuale mondiale di crimini passionali che vengono commessi (Meloy, 1998; Meloy e Fisher, 2005). 

 

STALKING E DIPENDENZA 

Lo stalking è frequentemente associato con l’amore passionale non ricambiato, il rifiuto o la chiusura di una relazione, e mostra le componenti comportamentali tipiche delle dipendenze: 

·      Attenzione focalizzata sull’oggetto di amore (salienza)

·      Aumento dell’eccitazione/attivazione prima di attuare il comportamento 

·      Piacere e sollievo durante l’esecuzione del comportamento

·      Ossessività dei pensieri focalizzati sull’oggetto di interesse 

·      Comportamenti ripetitivi e persecutori (seguire la persona) 

·      Impulsività 

 

Questi aspetti suggeriscono l’attivazione delle stesse aree cerebrali coinvolte nei meccanismi della ricompensa (Meloy e Fisher, 2005). 

 

RIFIUTO E AREE CEREBRALI ASSOCIATE AL CRAVING 

Per identificare i sistemi neurologici cerebrali associati al vissuto di rifiuto, Fisher e collaboratori (2010) hanno studiato attraverso la fRMI (risonanza magnetica funzionale) di 10 donne e 5 uomini che erano stati appena lasciati dal partner e che affermavano di essere ancora molto innamorati. Il tempo medio trascorso dalla chiusura della storia era di 63 giorni. I partecipanti allo studio avevano ottenuto tutti punteggi elevati alla Passionate Love Scale, riferendo di trascorrere gran parte del tempo pensando all’ex che li aveva lasciati e tutti desideravano di poter tornare insieme all’ex partner. Ai partecipanti veniva mostrata una fotografia dell’ex partner e quella di un familiare emotivamente neutra, separate da un compito di interferenza. I dati raccolti hanno mostrato come i sentimenti associati alla visione della foto dell’ex fossero sentimenti di passione, disperazione, gioia, ricordi dolorosi, rimuginazioni sull’accaduto e tentativi di chiarire cosa avessero perso o guadagnato nella storia, e che le aree cerebrali attivate durante la visione della foto dell’ex rifiutante erano le stesse aree facenti parte del sistema della ricompensa e le stesse che si attivano nel fenomeno del craving e delle dipendenze (Melis et al., 2005; Frascella, 2010; Diana, 2013).

In particolare:

·      la VTA (area tegmentale ventrale)si associava a sentimenti di intenso amore romantico 

·      il nucleo pallido ventrale a sentimenti di attaccamento 

·      la corteccia dell’insula e del giro cingolato anteriore si associava alla sensazione di dolore fisico e di stress 

·      il nucleo accumbense la corteccia orbitofrontale e frontale si associavano alla valutazione di guadagno/perdita nella relazione 

 

CONCLUSIONI 

Nelle dipendenze da sostanza o nelle dipendenze comportamentali, la persona desidera il contatto con la sostanza/comportamento anche se sa che questo potrà avere effetti negativi sulla salute, sul benessere psicologico o su altre aree di vita come amicizie, lavoro, studio o famiglia. Così, nelle esperienze di rifiuto da parte del partner, la persona continua a desiderare l’ex e ad essere motivata verso la ricerca di un contatto anche se sa che tale esperienza potrebbe rivelarsi dolorosa o dannosa, amplificando la sofferenza.Tali comportamenti sembrerebbero essere legati ad una attivazione del sistema cerebrale della ricompensa, in particolar modo alla VTA (Ventral Tegmental Area) o area tegmentale ventrale. 

I ricercatori si sono chiesti se la ricerca compulsiva del piacere attraverso comportamenti specifici (come il gioco d’azzardo, lo shopping compulsivo il sesso, l’esercizio fisico ecc.) fosse assimilabile alle dipendenze da sostanza e i dati confermano che entrambe le forme di dipendenza sono caratterizzate dagli stessi fenomeni: Salienza; Tolleranza; Dipendenza fisica ed emotiva; Ossessività; Astinenza e Ricadute.

Studi sulla ricompensa NON da sostanza hanno dimostrato l’attivazione dei circuiti cerebrali della dopamina simili a quelli indotti dall’assunzione di droghe (Frascella et al., 2010; Rosenberg e Feder, 2014). Ciò avvalora l’ipotesi di poter considerare le dipendenze comportamentali alla stregua di quelle da sostanza essendo in grado di indurre gli stessi sintomi e comportamenti e attivare le stesse aree cerebrali. 

 

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