COME IL COVID-19 PUO’ AUMENTARE LA VIOLENZA DOMESTICA E L’ABUSO SUI MINORI

Articolo originale di Ashley Abramson, 08/04/2020 pubblicato su Americam Psychological Association (www.apa.org)

 Traduzione a cura di Annalisa Barbier

 

 

 

 

La crisi nazionale aumenta lo stress all’interno delle famiglie e delle coppie. Gli psicologi identificano i rischi e puntano alle risorse che possono aiutare. 

 

Mentre la nazione affronta la diffusione del COVID-19, agli americani (agli italiani e ai cittadini di mote altre nazioni, ndr) è stato detto di rimanere a casa e restarci, per la propria e altrui sicurezza. Ma per le vittime e i sopravvissuti di violenza domestica, inclusi i bambini che vi sono esposti, restare a casa non è un’opzione sicura – e lo stress senza precedenti causato dalla pandemia potrebbe far crescere il pericolo della violenza anche nelle case in cui non era presente prima.

 

Secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC- Centers for Disease Control and Prevention), 1 donna su 3 e 1 uomo su 4 negli Stati Uniti sono stati oggetto di violenza da parte del partner – e i rischi per le vittime sono alti. I dati forniti dai CDC associano la violenza domestica con un aumentato rischio di infortuni e morte. Circa il 41% delle donne ed il 14% degli uomini sopravvissuti alla violenza da parte del/della partner riportano lesioni fisiche da parte degli abusanti, e circa 1 su 6 vittime di omicidio sono state uccise dal/dalla partner.

 

La violenza domestica inoltre può condurre a problemi di salute mentale, incluso il rischio di sviluppare malattie croniche, depressione, Disturbo da Stress Post Traumatico, assunzione di condotte sessuali pericolose ed abuso di sostanze.

Ora gli esperti sono preoccupati che i numeri possano crescere drammaticamente durante questo periodo di isolamento e quarantena. La psicologa Josephine Serrata, PhD, una ricercatrice e comproprietaria del centro Prickly Pear Therapy and Training, ha visrto nella sua ricerca che lo stress e l’isolamento sociale possono aumentare il rischio di violenza domestica.

Nel suo studio del 2019  (scaricabile qui: PDF, 1,56MB) su come l’Uragano Harvey avesse colpito le famiglie con precedenti di violenza domestica, Serrata trovò che lo stress associato al disastro portava ad elevati livelli sia di violenza domestica che di abuso sui minori, durante e dopo l’uragano: “Abbiamo trovato che i fattori sociali che pongono le persone maggiormente a rischio di violenza sono la ridotta possibilità di accesso alle risorse, l’aumentato stress dovuto alla perdita del lavoro, le difficoltà finanziarie e la disconnessione dai sistemi di sostegno sociale”, afferma la ricercatrice. “Con questa pandemia stiamo osservando che si verificano situazioni simili, che sfortunatamente portano a circostanze in grado di favorire la violenza”.

 

La psicologa Nadine Kaslow, PhD, professore di psichiatria e scienze comportamentali presso la Emory University, spiega che anche altri fattori possono contribuire all’aumento della violenza nella coppia – tra questi la presenza di minori possibilità di mettersi in salvo o di cercare aiuto. Prima della pandemia, la vittima poteva fuggire da una situazione di violenza andando a stare da un membro della sua famiglia, recandosi presso un rifugio o compilando un ordine restrittivo insieme alla polizia.

 

Per molti attualmente, queste opzioni non sono più facilmente disponibili. Allo stesso tempo, i rifugi per vittime di violenza sono chiusi o a corto di personale, i pronto soccorsi sono pieni e la gente non vuole uscire e rischiare di contagiarsi con il COVID-19: “quello che le persone facevano per mettersi in salvo non è più disponibile e questo lascia i sopravvissuti e le vittime di violenza intrappolati in un ciclo crescente di tensione, potere e controllo”, afferma la Kaslow.

 

Alcuni gruppi sono esposti ad un rischio maggiore di violenza. La ricerca mostra che la razza e l’età giocano un ruolo importante su quanto una persona sia a rischio di sperimentare abusi da parte del partner, con minori e donne anziane a rischio maggiore. Le donne con disabilità sono maggiormente vulnerabili alla violenza e alla coercizione sessuale, insieme ad altre numerose forme di violenza intima e psicologica da parte del partner. Uno studio longitudinale ha mostrato che i tassi di violenza domestica sono più alti nei quartieri più poveri.

 

La psicologa Carrie Lippy, PhD, direttore del National LGBTQ Institute, afferma che le minoranze sessuali e di genere sono esposte ad un rischio maggiore di violenza domestica durante la pandemia di COVID-19, in parte anche a causa dello stress vissuto in seguito all’emarginazione sociale; come afferma la Lippy: “Restare chiusi in casa, avere meno libertà di scelta, avere altri che fanno scelte importanti al tuo posto - come ad esempio decidere quando puoi uscire di casa (e dove puoi recarti., ndr) – sono esperienze in grado di ripetere il vissuto traumatico (di coercizione, sopraffazione e impotenza, ndr) che alcune persone LGBT hanno sperimentato, sia all’interno delle relazioni sentimentali, che in quanto membri di un gruppo sociale oppresso ed emarginato”.

 

Quelli che fanno parte di minoranze sessuali e di genere, specialmente minoranze sessuali, di genere e razza, sono proporzionatamente più soggetti a non avere una fissa dimora, ad avere disabilità e a restare disoccupati. Questi fattori di stress, afferma la Lippy, insieme allo stress derivante dalla pandemia, aumentano notevolmente il rischio di vivere relazioni intime violente. Molte organizzazioni che aiutano le minoranze sessuali e di genere vittime di violenza domestica, stanno faticando a rimanere a galla durante l’epidemia: “Da un punto di vista delle organizzazioni, è difficile restare in cima a tutti gli altri servizi e risorse disponibili durante il COVID-19, specialmente quelli dedicati alle comunità LGBT”,  “molte organizzazioni dedicate alle minoranze culturali specifiche, sono state storicamente sottofinanziate; così e difficile per loro in questo momento,  mantenere attivi a distanza programmi e servizi per i sopravvissuti”.

 

RISCHIO PER I MINORI

Anche I bambini rappresentano una categoria particolarmente a rischio di subire violenza durante la pandemia, afferma la psicologa infantile Yo Jackson, PhD, direttore associato del Child Maltreatment Solutions Network di Penn State: la dottoressa Jackson afferma che le ricerche mostrano come l’aumento del livello di stress tra i genitori rappresenti uno dei maggiori fattori predittivi di deprivazione emotiva e abuso sui bambini. Inoltre, le risorse cui possono attingere i genitori maggiormente a rischio – famiglia estesa, scuola e servizi per i bambini, gruppi religiosi e altre organizzazioni della comunità – in molte aree non sono più disponibili. Molte organizzazioni di protezione dei bambini stanno sperimentando grosse difficoltà legate alla minore disponibilità di personale, e non sono in grado di visitare le famiglie nelle aree in cui vige l’obbligo di restare a casa.

 

Questi cambiamenti potrebbero portare ad una imprecisa valutazione dei casi di abuso e deprivazione, e la Jackson e i suoi colleghi si aspettano un’ondata di aumento dei casi di abuso in tutta la nazione: “Persino i genitori dotati di ottime capacità genitoriali e profondi legami con i loro figli stanno passando un momento difficile”, dice la Jackson, “Uno tsunami sta travolgendo milioni di case e molti bambini sono a maggior rischio di subire queste interazioni negative (abusi psicologici o fisici, trascuratezza, ndr)”.

 

Le difficoltà finanziare che molti americani stanno attraversando a causa delle restrizioni indotte dalla pandemia, sono un altro fattore che mette molti bambini a rischio di subire violenza nelle loro case, afferma Amy Damashek, PhD, professore associato di psicologia alla Western Michigan University, che si occupa di maltrattamento infantile. Molte di queste famiglie potrebbero non avere neanche accesso alla tecnologia necessaria affinché i bambini possano restare connessi con i loro amici e famiglie estese e questo, afferma Damashek, rappresenta un ulteriore fattore di rischio.

 

A peggiorare le cose, è il fatto che anche I bambini stanno sperimentando un periodo di stress ed incertezza in seguito alla pandemia. I genitori, sotto stress a loro volta, potrebbero più facilmente rispondere ai comportamenti e alle richieste ansiosi dei loro figli, in modo aggressivo o abusante.

 

Tutti i genitori dovrebbero impegnarsi a mantenere il più basso possibile il loro livello di stress, magari facendo passeggiate o limitando l’esposizione ai media: “qualsiasi cosa riduca lo stress, può ridurre anche il rischio di abuso e trascuratezza verso i bambini” afferma Damashek.

 

Jackson raccomanda di dare priorità alla cura di sé, alla possibilità di prendere una pausa dai doveri genitoriali ogni volta che è possibile, al fine di ridurre il rischio di sfogarsi sui bambini. Sebbene sia importante per i genitori potersi sintonizzare sui bisogni emotivi dei loro figli, è anche importante che siano capaci di sintonizzarsi altrettanto bene sui propri bisogni; “l’unico modo per ridurre il rischio di violenza sui bambini è prendersi cura di sé”, afferma Jackson, “non esistono super-genitori; esistono solo genitori più capaci di sintonizzarsi e connettersi con se stessi”.

 

CONCLUSIONI

Per aiutare le popolazioni vulnerabili durante la pandemia, psicologi e servizi sociali si stanno organizzando per fornire aiuto e sostegno nei casi di emergenza, che potrebbero aumentare. (stiamo parlando della realtà americana, ndr).

 

La psicologa J.Gayle Beck, PhD, direttore del “The Atena Project”, una  clinica di ricerca presso la University of Memphis che fornisce  aiuto psicologico gratuito alle vittime di violenza domestica, afferma che le organizzazioni nella sua area comunicano costantemente per dirsi quali rifugi sono attivi e disponibili, chi ha spazio per più donne, portando risorse alle organizzazioni che potrebbero essere a corto di denaro o di personale in questo momento; “Ogni situazione delle vittime di abuso è diversa così, trovare le risorse giuste per le loro necessità richiede molta comunicazione tra le diverse organizzazioni”, afferma la Beck: “ci stiamo preparando per quando le cose diventeranno un po’ più complicate”.

 

La Beck inoltre incoraggia i clinici ad adottare una visione di lunga durata, preparandosi ad un aumento della richiesta di assistenza ai servizi sociali, correlata alla violenza domestica e all’abuso infantile. La nazione potrebbe non rendersi pienamente conto delle complicazioni che la pandemia produrrà nei mesi ed anni a venire: “Dobbiamo tutti restare vigili e consapevoli del fatto che i nostri pazienti potrebbero mostrare un aumento dei problemi di salute come risultato della violenza domestica” afferma la Beck.

 

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