DISTURBO DA STRESS POST TRAUMATICO COMPLESSO, DIPENDENZA AFFETTIVA E RELAZIONI ABUSANTI: QUALE LEGAME?

Immagine tratta dal sito "Cultura Emotiva" www.culturaemotiva.it
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Scritto da: Dott.ssa Annalisa Barbier

 

PREMESSA

Nell'articolo che segue, ho evidenziato la presenza di alcune possibili similitudini tra i sintomi riconosciuti come indicatori del cPTSD e i sintomi elencati nell'ambito del cosiddetto "trauma da narcisismo" o della "sindrome da manipolazione relazionale". Non è mia intenzione parificare queste al cPTSD, principalmente perché esso riguarda persone che hanno vissuto situazioni relazionali traumatiche in età infantile. Tuttavia, ritengo che sia interessante approfondire la tematica del trauma all'interno delle relazioni significative in età adulta, poiché appare evidente come i sintomi che ne scaturiscono siano spesso, in una certa misura, sovrapponibili o assimilabili a quelli indicati nella diagnosi (non presente nel DSM 5) di cPTSD. 

Se tale sovrapposizione o somiglianza sia da ascriversi esclusivamente a pregresse esperienze infantili di attaccamento traumatico che hanno influito sullo sviluppo psichico dell'individuo coinvolto, se sia ascrivibile solamente agli esiti degli abusi vissuti nella relazione adulta o se rappresenti in misura variabile il risultato della sovrapposizione di entrambi questi aspetti - come credo sia probabile - è argomento di valutazione, studio e approfondimento.

 

cPTSD

In letteratura, il costrutto della Sindrome da Disturbo da Stress Post Traumatico Complesso (cPTSD) è stato proposto da Judith Herman (Herman J.L., 1992) nel tentativo di superare i limiti diagnostici e descrittivi del Disturbo da Stress Post Traumatico (PTSD), nel descrivere i sintomi caratteristici delle vittime di traumi complessi.

Con il termine “trauma complesso” si indica una tipologia di trauma diversa dal trauma singolo (quale può essere un incidente, un evento catastrofico, un isolato e singolo episodio di violenza o aggressione): specificamente con esso si indicano una serie di eventi traumatici multipli, di natura interpersonale, che si ripetono ad intervalli o periodi di tempo prolungati, vengono perpetrati all’interno di una relazione e ai quali la vittima non può sottrarsi. Esempi di traumi complessi sono la relazione tra vittima e carnefice (torture di prigionieri), la relazione tra prigioniero e carceriere, la relazione tra un bambino abusato e il genitore (o altri familiari) maltrattante, o più meno gravemente negligente ecc. 

Gli effetti di questo genere di trauma sullo sviluppo della personalità e sulla salute psichica e fisica di chi li subisce, sono particolarmente gravi e pervasivi quando il trauma si verifica durante l’età evolutiva (Ford, Courtois, 2009). 

Si può dunque parlare, nel caso del trauma complesso, anche di sviluppi traumatici (Liotti, Farina, 2011) ossia evoluzioni di sviluppo caratterizzate da una serie di disturbi e sintomi quali: “Modulazione delle emozioni deficitaria, autodistruttività e comportamenti impulsivi, sintomi dissociativi, sintomi somatoformi, sentimenti di inefficacia personale, sentimenti di vergogna, disperazione, sensazione di essere permanentemente danneggiati, ostilità, ritiro sociale, sensazione di costante minaccia, problemi relazionali e alterazione della personalità.” (APA; 1994).

Per il quadro clinico descritto nel cPTSD è stato anche proposto dalla Herman e van der Kolk il nome di  Disorder of Extreme Stress Non Otherwise Specified (DESNOS).

Nel 2005 Bessel van der Kolk, nell’ambito del progetto Developmental Trauma Disorders Taskforce propose dei criteri diagnostici per definire il disturbo traumatico dello sviluppo o Developmental Trauma Disorder (DTD), che sono indicati nella figura seguente:

Questa categorizzazione è stata proposta da van der Kolk per indicare le caratteristiche della sindrome post traumatica che si riscontra in bambini e adolescenti con storie di traumi complessi, cioè ripetuti e avvenuti in età evolutiva, e rappresenta una sorta di “ponte teorico” tra i sintomi post traumatici dell’età evolutiva e lo sviluppo di diverse forme di sintomi psichici patologici in età adulta, in particolare del cPTSD. Ad oggi questo disturbo non è riconosciuto come disturbo a sé stante nel DSM-5 né nell’ICD-11, che sono i due grandi manuali diagnostici ufficialmente utilizzati a livello internazionale.

Il costrutto di cPTSD rappresenta attualmente una categoria diagnostica completa e indicativa, nell’adulto, della sintomatologia che caratterizza i traumi complessi, e comprende i seguenti sintomi (van der Kolk, 2005):

1)    Alterazioni nella regolazione delle emozioni e del comportamento: alterazione nella regolazione delle emozioni; alterazioni nella modulazione della rabbia; comportamenti autolesivi; comportamenti o preoccupazioni suicidarie; difficoltà nella modulazione del coinvolgimento sessuale; tendenza eccessiva a comportamenti a rischio (scarsa capacità autoprotettiva).

2)    Disturbi della coscienza e dell’attenzione: amnesia; episodi dissociativi transitori; depersonalizzazione.

3)    Somatizzazioni: disturbi al sistema digerente; dolori cronici; sintomi cardiopolmonari; sintomi da conversione; sintomi da disfunzioni sessuali.

4)    Alterazioni della percezione di sé: senso di impotenza e scarsa efficacia personale; sensazione di essere danneggiati; senso di colpa e responsabilità eccessivi; vergogna pervasiva; idea di non poter essere compresi; minimizzazione.

5)    Alterazioni nella percezione delle figure maltrattanti: tendenza ad assumere la prospettiva dell’altro; idealizzazione del maltrattante; timore di danneggiare il maltrattante.

6)    Disturbi relazionali: incapacità o difficoltà ad avere fiducia negli altri; tendenza ad essere rivittimizzato; tendenza a vittimizzare gli altri.

7)    Alterazioni dei significati personali: disperazione e senso di inaiutabilità; visione negativa di sé; perdita delle convinzioni personali.

 

C-PTSD, TRAUMA DA NARCISISMO E DIPENDENZA AFFETTIVA

Basta leggere con un po’ di attenzione la descrizione dei sintomi del cPTSD per comprendere immediatamente quali e quante similitudini esistano tra gli indicatori diagnostici di questo e la lista dei sintomi considerati come indicatori del cosiddetto “trauma da narcisismo” - non DA narcisista come specifica Brunelli (TdN - P.P. Brunelli), e della “Sindrome da Manipolazione Relazionale” (SDMR - C. Mammoliti, 2014) che, in riferimento alla loro natura squisitamente relazionale e legata a situazioni che si estendono nel tempo, racchiudono e comprendono molti dei sintomi considerati nella diagnosi di cPTSD. 

 

IL TRAUMA DA NARCISISMO 

Nella descrizione fornita dal Dott. Brunelli (2014), il Trauma da Narcisismo (TdN) si rifà a quella che viene definita negli USA “Narcissism Victim Syndrome” (sindrome della vittima di narcisismo), una serie di sintomi comunemente manifestati dalle partner di compagni narcisisti. Questi partner, all’inizio della relazione, sono molto bravi a creare un’aura di favoloso romanticismo caratterizzato da una perfetta intesa sessuale, attenzioni speciali, complimenti e comportamenti che fanno sentire la partner perfetta, unica e preziosa. Peccato però che, con il trascorrere del tempo, i narcisi inizino a mettere in atto tutta una serie di comportamenti disfunzionali e violenze psicologiche che vanno dal dimenticare compleanni, onomastici e regali a Natale, al sottoporre partner e famiglia a prolungati quanto incomprensibili “trattamenti del silenzio” che pongono tutti in allarme e nel dubbio di aver fatto qualcosa (ma chissà cosa) di male, alle continue subdole forme di svalutazione della partner, al controllo continuo e al continuo giudizio negativo, fino a quelli del franco maltrattamento, in cui usano violenza fisica contro le loro partner.

Purtroppo, intrattenere una relazione di lunga durata con un partner narcisista rappresenta una minaccia all’equilibrio e alla salute psichica e fisica della compagna.

In alcuni casi è possibile, se proprio lo si desidera, restare nella relazione facendo ricorso ad alcuni “stratagemmi” che permettano di sopravvivere psicologicamente nel rapporto (leggi anche: La strategia del congelamento nelle relazioni tossiche: sopravvivere durante il percorso di recovery; "Ho sposato un narciso" di Umberta Telfner oppure "Should I stay or should I go?" di Ramani Durvasula), ma nella maggior parte dei casi, il funzionamento narcisistico del partner nella relazione provoca una condizione di sofferenza psichica e fisica che NON PUÒ ESSERE IGNORATA.

Questa condizione di sofferenza, pur declinando le sue manifestazioni in tante diverse modalità quante sono le donne che ne soffrono, mostra tuttavia alcuni tratti caratteristici e distintivi che attraversano trasversalmente le storie e le sofferenze di queste donne, ripetendosi e mostrando tratti tipici che sono sempre presenti.

Con il termine TdN Brunelli intende “un certo stato di condizione traumatica e post-traumatica che deriva dal Narcisismo” (Brunelli, 2018) e non, come è stato erroneamente e superficialmente interpretato da molti, come un Trauma subito da “una persona a causa di un Narcisista” (Brunelli, 2018). L’autore specifica nel suo sito (albedoimmagination) che tale trauma viene vissuto e subito “anche perché (il partner di una persona narcisista, ndr) ha a sua volta un problema di Narcisismo, ed in particolare di ‘ferita narcisistica’. Ciò gli comporta di colludere con il partner disturbante, di ‘offrirgli il collo’, e quindi di essere componente non solo passiva, ma anche attiva di una dinamica narcisistica. Ecco allora che il TdN è appunto un Trauma da Narcisimo e non da narcisista, come invece hanno inteso coloro che non si sono soffermati a fondo sulle mie avvertenze e precisazioni”. 

Questa condizione è caratterizzata da sintomi psichici e fisici come: un profondo senso di solitudine, impotenza e inaiutabilità, ansia, attacchi di panico e insonnia, tristezza associata a perdita di interesse, senso di colpa, rabbia, scatti di ira. Vi è sempre una forma di consapevolezza della relazione disfunzionale ma contemporaneamente è presente l’incapacità a chiuderla, distaccandosi dal partner che fa soffrire. Possono manifestarsi sintomi somatici legati alla pelle, all’apparato digerente o al sistema immunitario, e possono associarsi comportamenti di abuso di sostanze o di farmaci e, in casi estremi, tentativi di suicidio.

 

SINDROME DA MANIPOLAZIONE RELAZIONALE

Sindrome da Manipolazione Relazionale (SDMR, Cinzia Mammoliti e Francesca Sorcinelli) viene descritta dalle autrici come una condizione traumatica indotta da relazioni affettive gravemente disfunzionali, caratterizzate da manipolazione emotiva, violenze ed abusi psicologici e fisici. Si tratta frequentemente di relazioni sentimentali che coinvolgono un partner con tratti narcisistici più o meno gravemente patologici, fino ad arrivare a ciò che viene considerato essere l’aspetto estremo del disturbo narcisistico di personalità: la psicopatia. I sintomi della SDMR, così come sono stati identificati e descritti dalle autrici, sono elencati di seguito e possono essere visionati direttamente sul sito della dottoressa Mammoliti (www.cinziamammoliti.i.t) Nel leggerli, è possibile notare come molti di essi facciano parte della definizione della Sindrome da Stress Post-Traumatico complesso, precedentemente descritta.

 

I SINTOMI DELLA SDMR

  • bisogno ossessivo di parlare con chiunque di quel che si sta vivendo per cercare risposte;
  • logorrea verbale e scritta;
  • sviluppo di modalità manipolative non presenti prima della relazione che si sta vivendo;
  • sentimenti di paura e orrore per amare quello che si riconosce essere un mostro;
  • attacchi di rabbia incontrollabile e aggressività autodiretta;
  • attacchi di rabbia e aggressività eterodiretta;
  • calo dell’autostima;
  • compresenza di emozioni e stati d’animo contraddittori;
  • lunaticità e indecisione frequenti (la vittima cambia spesso idea e da un momento all’altro);
  • ansia;
  • attacchi di panico;
  • senso di irrimediabile sfiducia nel prossimo;
  • paura della solitudine;
  • paura della gente;
  • gelosia morbosa nei confronti dell’abusante;
  • necessità di controllo più o meno ossessivo di ciò che fa, di dove va e con chi sta l’abusante;
  • sensazione di vuoto insopportabile all’idea di essere abbandonata dall’abusante;
  • voglia di lasciare l’abusante ma impossibilità di farlo per una sensazione di vuoto insopportabile;
  • dipendenza psicologica dall’abusante;
  • dipendenza affettiva dall’abusante;
  • dipendenza economica dall’abusante;
  • isolamento sociale (perdita o allontanamento dalle amicizie e dagli affetti familiari);
  • sensi di colpa nei confronti dell’abusante;
  • sensazione di pena nei confronti dell’abusante;
  • sindrome della crocerossina/o nei confronti dell’abusante (percepirlo/a debole o in difficoltà e desiderare più o meno ossessivamente di aiutarlo/a);
  • sentirsi sbagliata/o;
  • stati di dissonanza cognitiva;
  • imitazione dell’abusante: atteggiarsi, comportarsi, parlare, pensare come lui/lei;
  • sensazione costante e paura di non poter mai più tornare ad essere come prima;
  • difficoltà di concentrazione;
  • disturbi del sonno;
  • sogni frequenti di quanto vissuto;
  • disturbi alimentari;
  • stanchezza cronica;
  • mancanza di energia;
  • comportamenti compulsivi (es. guidare pericolosamente o abusare di sostanze quali droghe, alcool, farmaci, sigarette);
  • sessualità disturbata e compulsiva (incontri al buio, condotte sessuali deviate e perverse che prima non erano presenti);
  • atteggiamenti sminuenti e svilenti e/o tendenze sadiche nei confronti di altri uomini/donne;
  • depressione;
  • pensieri suicidari;
  • pensieri omicidi

Come scrive la dottoressa Mammoliti: “Si tratta di 42 sintomi che si possono presentare in parte o tutti insieme, nello stesso periodo o a momenti alterni, e che vanno a configurare, in chi ne è vittima, un quadro patologico che determina un’estrema e incontrollabile sofferenza psicologica”.

 

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Commenti: 2
  • #1

    Consuelo Scardovelli (giovedì, 02 gennaio 2020)

    Buongiorno, mi riconosco pressoché in tutte le voci. Il mio problema nasce da un padre padrone che psicologicamente mi terrorizzava, non potendo nemmeno esprimere le mie opinioni. In casa lui sentenziava e io mia madre e mia sorella dovevamo prendere le sue parole come Verbo assoluto. In casa lui era il padrone. Ricordo rabbia angoscia e senso di frustrazione angosciante... cose che sono ancora qui e che mi hanno resa una fallita. Quello ancora oggi se potesse dirlo ogni giorno lui lo farebbe (lo ha fatto 3 mesi fa e non dico cosa ho provato, meglio di no)

  • #2

    germana (venerdì, 10 aprile 2020 10:37)

    "Alterazioni nella percezione delle figure maltrattanti",è quello che ho provato per tanto tempo e che in parte continuo a provare.Mi preoccupavo per lui,non volevo causargli sofferenza, poi ogni tanto nella mia testa mi chiedevo:"perchè ti preoccupi tanto della sua sofferenza e non della tua?Non ti pare che in questo modo di ragionare ci sia qualcosa che non va?"